Tanto dovevano essere stretti i rapporti tra le Calabrie e gli Abruzzi e tanti gli interscambi culturali, provati da moltissimi dati, che per indicare una ragazza particolarmente bella, quasi certamente mora di capelli, si diceva “calabbresèlle”, come in questo antico canto raccolto da Gennaro Finamore nel 1881 nella zona del suo paese, Gessopalena:

Sere le vidde ‘na calabbresèlle,

che ‘na cunguccia d’acqua a remenì.

Je scive ‘nnanze pe’ pparlarje ‘m boche:

– Damme ‘na hoccia d’acqua a ‘nnome mije. –

A mmè m’arsponne grazijòse e bbelle:

– Ècchete l’acque e la persòna mije.

Ècchete l’acque e la conghe e la spare;

se nnen t’abbàste, amore, mo c-i-arevàde.

Ècchete l’acque e la spare e la conghe,

se nnen t’abbàste, amore, c-i-aretòrne.

– Calabbresèlla mi’, calabbresèlle,

dìccele a mamma tue ca je te vòjje.

Doppe che mmamma tue l’ì cundendate…

calabbresella mi’, t’agge bburlate. –

Sere = Ierisera

Cunguccia = piccola conca

‘M boche = un poco

Spare = straccio che si poneva sotto la testa per portare la conca

Finamore spiega che, avendo chiesto alla ripetitrice del canto il significato del “bburlate”, in che consistesse “la burla”, si era sentita rispondere: “Ca pecchè se jettave ‘nnende ‘nghe le piede d’arrète”.
Questo canto è stato raccolto in una versione polivocale che chiamano a Rosabella a Torano Castello (CS). La ricerca è stata fatta tra gli anni 80 e 90 dal Prof Antonello Ricci. La prima trascrizione del canto però la si ritrova nel Corpus di Raffaele Lombardi Satriani. Le pubblicazioni vanno dagli anni 20 del 900 fino al 1963.
I rapporti tra le Calabrie e gli Abruzzi sono storicamente attestati fin dal Seicento, quando si trovarono a combattere in Abruzzo briganti calabresi a fianco di briganti locali. Nel Settecento il Marchese della Valle Siciliana, che aveva possedimenti in Calabria, si portò appresso due briganti calabresi per respingere nel 1716 la rivolta dei maiolicari di Castelli, nel 1800 Pierre-Joseph Briot, Intendente per l’Abruzzo Citeriore nel biennio 1806-07 e fondatore della carboneria fu trasferito in Calabria dove svolse le stesse funzioni e dove continuò a diffondere la carboneria. Queste sono solo poche indicazioni, ma l’interscambio culturale (anche linguistico) risalente al Seicento è attestato da altre fonti e da altri documenti.

Elso Simone Serpentini