Quando negli anni ’50 la ricerca etnomusicologia italiana si indirizzò soprattutto verso lo studio delle musiche folk loriche del Centro-sud Italia, l’Abruzzo fu una delle regioni ed essere esplorate dai ricercatori e dai raccoglitori di musiche di tradizione orale. Tuttavia in questo precoce interesse poche furono le ricerche compiute con accurati criteri scientifici. Mancarono approfondite ricerche sulle fonti e sulle registrazioni audio e un’analisi sistematica per distinguere ciò che era strettamente legato al repertorio tradizionale dell’ambiente agro-pastorale da reinterpretazioni più moderne o influenzate da altri contesti musicali. A causa di una mancanza di ordine nell’organizzazione e nella classificazione dei canti, non fu agevole capire quali fossero di vera e propria origine popolare e quindi di vera e propria tradizione folklorica, e quali appartenessero al genere dei canti d’autore e avessero una data di scrittura e non appartenessero perciò alla tradizione folk lorica.  Il ricercatore Diego Carpitella individuò alcuni motivi della difficoltà del recupero del “folklore di base” in Abruzzo, uno dei quali, determinanti, era il forte flusso emigratorio che aveva reso più difficile la trasmissione intergenerazionale dei canti. Un’altra difficoltà, secondo Carpitella, derivava dallo sviluppo di una fascia popolaresca dovuta soprattutto alla pubblicazione di canzoni popolari “elaborate” da autori verso la seconda metà dell’Ottocento e nella prima metà del Novecento e dalla formazione di corali e gruppi semiartigianali e artigianali.

Rilevante era il contesto storico. L’Abruzzo negli anni ’50 era una regione afflitta da grandi difficoltà, stava cercando di riprendersi dalle conseguenze disastrose della Seconda Guerra Mondiale, si erano verificati danni enormi a causa dei bombardamenti, delle operazioni militari, degli sfollamenti e di altri eventi bellici che avevano colpito le città e la popolazione. In tale situazione, i già esigui fondi erano stati già impiegati in prevalenza per la ricostruzione e non c’era spazio per ricerche demo-etno-antropologiche. Da non trascurare erano i problemi socio-economici del territorio abruzzese in quegli anni. In Abruzzo, rispetto al resto d’Italia, si era registrato un ritardo di circa un decennio nel passaggio da una società prevalentemente contadina ad una industrializzata, avvenuto nel secondo dopoguerra. Il profilo dell’Abruzzo negli anni ’50 era quello di una regione ancora prevalentemente contadina, con un’economia basata soprattutto sulla pastorizia, sull’artigianato e su un’agricoltura di sussistenza. I terreni delle zone pedemontane, assai abbondanti in Abruzzo, avevano una produttività bassissime, che bastava a malapena al sostentamento familiare. Inoltre si era assistito in quegli anni ad uno spopolamento della regione, dovuto ad un’emigrazione di massa di intere famiglie verso il nord Italia e verso le Americhe, in cerca di migliori condizioni di vita.

L’etnomusicologia negli anni ’50 era in Italia, come disciplina accademica, ancora giovane e poco diffusa, era limitato il numero di ricercatori interessati alla raccolta delle tradizioni musicali, sia locali che esterni, le tecniche di registrazione non erano economiche e accessibili come adesso e la regione soffriva di un certo isolamento.  I pochi ricercatori indirizzavano il loro interesse verso altre regioni, quali la Basilicata e la Calabria, in quanto si riteneva che esse avessero una più ricca tradizione musicale e culturale distintiva, sentita come maggiormente a rischio di perdita. Inoltre l’Abruzzo non disponeva in quel tempo di centri di ricerca dedicati specificamente alla ricerca etnomusicologia e questo ne ritardò ulteriormente lo sviluppo nella regione.

Tre furono le raccolte più importanti in questo periodo, operate dal Centro Nazionale di Studi di Musica Popolare (CNSMP) tra gli anni ’50 e gli anni ’70: la raccolta n. 3 di Giorgio Nataletti, del 1948-49, la raccolta 24 di Alan Lomax e Diego Carpitella del 1954, e la raccolta  n. 129 di Diego Carpitella in provincia di Chieti nel 1970. La prima, la raccolta n. 3, documentò 37 brani (in particolare appartenenti al repertorio degli zingari d’Abruzzo, una comunità presente da molto tempo nella regione), consistenti in registrazioni effettuate nel 1948 e nel 1949; la seconda 62 brani, la terza 148 documenti sonori. Una ricerca condotta nel 1958 (dal 13 al 20 dicembre) da Clara Regnoni Macera in Lazio e in Abruzzo, i cui risultati confluirono nella raccolta n. 44, che è stata assai poco studiata e soprattutto per ciò che riguarda l’Abruzzo non è presente alcuna letteratura, portò alla raccolta di altri 22 brani, equamente divisi tra le due regioni.

Analizzeremo prossimamente una per una queste tre raccolte, cercando di coglierne i tratti distintivi e le caratteristiche, ricostruendone la genesi, gli obiettivi iniziali e quelli finali, mediati da altre esigenze e da altri interessi nel frattempo sorti.

Gennaro Finamore (1836-1923)

Prima del 1948 non è possibile parlare di ricerca etnomusicologica propriamente detta in Abruzzo, ma non sono mancate ricerche riguardanti i canti popolari abruzzesi, le tradizioni e i dialetti. La ricerca più importante fu quella condotta da Gennaro Finamore (1836-1923), nativo Gessopalena.

In anticipo sui tempi, fu il primo ad avvertire la necessità di raccogliere i testi dei canti popolari, commissionandone la trascrizione ai suoi amici e conoscenti, anche al di fuori della sua terra di origine, ma anche le musiche, per quanto possibile senza una registrazione sonora non ancora disponibile.

Finamore era assolutamente convinto dell’importanza della tradizione orale e dei suoi problemi di raccolta. Raggruppò e classificò i canti raccolti in generi, o categorie: canti della mietitura, a soggetto, fanciulleschi, delle leggende, delle serenate. Le ricerche di Finamore rimasero a lungo un caso isolato in Abruzzo e non si ebbero nei decenni successivi altri esempi di raccolte simili nelle regione, soprattutto dopo il fiorire negli anni ‘20 e ’30 del Novecento della canzone popolare d’autore, che ebbe come principali interpreti i vari De Titta, Dommarco, Albanese, Illuminati.

 

Lorenzo Pagano