Marianicola. Un nome doppio diventato uno solo, l’icona di una giovane donna abruzzese che sta diventando matura continuando a vivere spensieratamente, sfoggiando vistose vesti di diverso colore, rifuggendo dall’idea di maritarsi, alla quale molte sue coetanee si sono già adattate. Si è fatta una gonna rossa che la rende assai visibile e riconoscile da lontano, una gonna gialla che fa pensare al colore di un’arancia (purtuhàlle = perché così in Abruzzo veniva chiamato quel delizioso frutto che si importava prevalentemente dal Portogallo), poi una gonna viola, che (nella versione della Notte dei Serpenti) risulta assai bella al sole. In un’altra strofa (eliminata nella elaborazione di Enrico Melozzi) veniva citata una gonna bianca, della quale si diceva con una rima onomatopeica che metteva in risalto le forme femminili nel camminare.
Nelle varie versioni circolanti e susseguitesi in Abruzzo soprattutto nelle feste paesane, si susseguivano altri colori, che davano modo ai cantori di alludere sempre più pesantemente – e scollacciatamente – o alle beltà femminili assai esibite o agli effetti che esse producevano su giovanotti e uomini allupati. Le strofe che si alternavano erano una più volgare dell’altra, trasformando il brano in un canto goliardico. Pietro Germi nel suo film “Il ferroviere” (1956) aveva bisogno di una canzonaccia da far cantare agli addetti alle ferrovie e ne fa suonare alla chitarra e cantare una versione anch’essa scollacciata, in cui si racconta con quali soldi Marianicola si è fatta la permanente (quelli del tenente), un’altra cosa con quelli del dottore e così via.

Melozzi ha voluto conservare al massimo la poeticità originale e l’eleganza, e quindi solo tre strofe delle quattro tradizionali, con eliminazione di quella più problematica, perché un po’ allusiva, anche se leggermente, avvicinandosi molto alla versione fatta propria dalla Corale Di Jorio di Atri. Marianicola, per dirla con il filosofo danese Soren Kierkegaard (Il diario di un seduttore) ha preferito la vita estetica a quella etica, la prima rappresentata da Kierkegaard nella figura del seduttore (nel caso di Marianicola della seduttrice) a quella etica, rappresentata dal filosofo nella figura del marito (nel caso di Marianicola della moglie). Tutte le sue compagne hanno scelto di diventare mogli, Marianicola no, lei vuole continuare ad essere una elegante “signorina”.
ELSO SIMONE SERPENTINI
Questo il testo della “Marianicola” della Notte dei Serpenti
MARIANICOLA
Ti si fatte la honna rosce,
da lundàne te s’arcunosce.
E pover’a tè.
Pover’a tè.
Maria Nicola, no.
Ti si fatte la honna roscie
da lundàne te s’arcunosce.
E pover’a tè.
Pover’a tè.
Maria Nicola, .
Maria Nicola bella, chi ti l’ha fatte fa’,
si ‘na bella giuvinette e ti putive marita’.
Maria Nicola bella, chi ti l’ha fatta fa,
si ‘na bella giuvinette e ti putive marita’.
Ti si fatte la honna gialle
a culòre di purtehàlle.
E pover’a tè.
Pover’a tè.
Maria Nicola,
Maria Nicola bella, chi ti l’ha fatte fa’
si ‘na bella giuvinette e ti putive marita’.
Maria Nicola bella, chi ti l’ha fatta fa’
si ‘na bella giuvinette e ti putive marita’.
Ti si fatte la honna viole,
quand’è belle sott’a lu sole.
E pover’a tè.
Pover’a tè.
Maria Nicola,
Ti si fatte la honna viole,
quand’è belle sott’a lu sole.
E pover’a tè.
Pover’a tè.
Maria Nicola,
Maria Nicola bella, chi ti l’ha fatte fa’
si ‘na bella giuvinette e ti putive marita’.
Maria Nicola bella, chi ti l’ha fatta fa’
si ‘na bella giuvinette e ti putive marita’.
