Dei tormenti a cui era stato sottoposto dal Demonio Sant’Antonio abate si occupò anche il giovanissimo Michelangelo (poco più che dodici-tredicenne) su suggerimento del compagno di bottega Francesco Granacci, di qualche anno più grande, in un olio e tempera su tavola realizzato intorno al 1487 in cui il santo viene raffigurato mentre viene trascinato in aria da un nutrito gruppo di demoni.
Sand’Andonje a lu deserte o Lu sand’Andonje (a volte scritto Sant’Antonio allu desertu e in italiano Sant’Antonio nel deserto) è un canto popolare italiano, di origine abruzzese, composto da uno o più autori anonimi. È un canto di questua ed i versi vengono cantati principalmente in Abruzzo alla vigilia della festa di sant’Antonio abate. Essa si svolge dal pomeriggio della vigilia per concludersi il 17 (giorno della festa del santo) fra canti, suoni e sacre rappresentazioni fino a tarda notte. Il culto è sempre stato molto vivo nel mondo agro-pastorale abruzzese, dove il santo è venerato quale protettore degli animali domestici.
Le numerose strofe ricordano, con spirito ludico, le tentazioni di sant’Antonio, le proverbiali lotte tra l’anacoreta e Satanasso. Nel tempo ne sono circolate molteplici versioni, con diverse varianti locali. Una ne scrisse e ne musicò anche Michelangelo Forti, sacerdote, uomo di grande cultura, nato a Cesacastina nel 1798, docente nel seminario di Teramo, poi parroco di Tottea, che nel 1848 partecipò ai moti rivoluzionari e per nel 1850 arrestato e condannato a 24 anni di reclusione, da scontare nel carcere di Nisida, dove morì nell’ottobre del 1856. Il suo “Sant’Antonio” è inserito nel repertorio della Corale “Di Jorio” di Atri.
“Lu Sant’Antonie” inizia con un augurio del Santo rivolto ai devoti che lo aspettano nelle loro case durante la questua, seguono dei distici che cantano la vita del santo, dalla fuga al deserto per non sposarsi, alle tentazioni e ai dispetti del Demonio, fino alla generosità del santo verso i contadini e al saluto finale. Il santo viene rappresentato come un allegro burlone e mangione che, nonostante il dispetti del diavolo, riesce sempre a cavarsela, mangiando ora i tagliolini con le mani dopo che il demonio gli ruba la forchetta oppure riuscendo illeso dalle ortiche (“li rittìche”) quando il demonio lo spinge mentre il santo va a caccia di lumache (“li ciammarìche”). Il canto si conclude con il santo che benedice gli animali dei contadini, affinché diano prosperità al focolare, e saluta la folla plaudente.
Una ballata di “Sant’Antonie” è stata ripresa anche nel film “Don Franco e Don Ciccio nell’anno della contestazione” (1970), cantata dallo stesso Franco Franchi.https://www.youtube.com/watch?v=p2M1QRH8H28
Una versione di “Sand’Andonie a lu deserte” è stata incisa, trasformata a fado, dalla celebre cantante portoghese Amalia Rodrigues.
La versione della Notte dei Serpenti, eseguita dal tenore pescarese Piero Mazzocchetti, è una versione classica, con un testo tradizionale che qui viene riportato. Ha impersonato Sant’Antonio Nicola Dante Lalli, vincitore di una selezione effettuata nel Teatro Comunale di Atri.
        
 
SAND’ANDONIE A LU DESERTE
CORO:
Don Don – Aprite, è Sand’Andonie.
SOLISTA:
Bonasera, bbona ggende,
che durmète allegramènde,
ve defende Sand’Andonie,
prutettore condr’a lu Demonie.
CORO:
Ve defende Sand’Andonie,
prutettore condr’a lu Demonie.
Don Don – Aprite, è Sand’Andonie.
SOLISTA:
A stu Sande ‘na bbona moje
li parinde j’aveve ufferte,
esse scappe a lu deserte,
pe’ nn’avè li scucciatùre.
CORO:
Esse scappe a lu deserte,
pe nn’avè li scucciatùre.
Don Don – Aprite, è Sand’Andonie.
SOLISTA:
Sand’Andonie ‘nghe la ‘mbusse
jeve a cacce de ciammariche,
lu Demonie je dà ‘na vusse
e lu manne ‘mmezz’a li rittìche.
CORO:
Lu Demonie je da’ na vussë
e lu manne ‘mmezz’a la rittìche.
Don Don – Aprite, è Sand’Andonie.
SOLISTA:
Sand’Andonië llà lu piatte
se magnève li tajulìne,
lu Demonie huatta huatte
je s’arrobbe la furcine,
CORO:
Sand’Andonie nen ze lagne
e ‘nghe li mane se li magne.
Don Don – Aprite, è Sand’Andonie.
SOLISTA:
L’addre jurne ‘nghe li baffe
à ‘ncundràte Satanasse,
che le pìje e che l’arraffe
e lu lehe ‘mbacce a ‘nu sasse.
CORO:
Che le pìje e che l’arraffe,
e lu lehe ‘mbacce a ‘nu sasse.
Don Don – Aprite, è Sand’Andonie.
SOLISTA
Bonanotte, ggend’amiche,
lu Signore ve benedìche.
e v’accresce lu patremonie
‘nghe li grazie de Sand’Andonie.
CORO:
E v’accresce lu patremonie
‘nghe li grazie de Sand’Andonie.
Don Don – Aprite, è Sand’Andonie.